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MILANO E FINANZA: “PIU’ TASSE PER L’ORO” – Leggi l’intervista rilasciata dal dott. Nunzio Ragno

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Più tasse per l’oro: la categoria contro il prelievo maggiorato sulle compravendite. Ecco quante imposte in più pagano.

Meno tasse. Il taglio delle imposte è uno dei punti principali del programma del governo di Giorgia Meloni per rilanciare l’economia italiana. Ma c’è una categoria professionale che non solo non ha ottenuto sconti ma è andata incontro a un destino diametralmente opposto. Sono gli operatori professionali in oro, che da gennaio fanno i conti con la nuova stretta fiscale prevista dalla manovra per chi aliena oro da investimento.

Più tasse sull’oro da investimento

La legge di bilancio 2024 impone un’imposta sostitutiva del 26% sull’intera somma incassata da chi non possiede un certificato che indica il prezzo d’acquisto del metallo prezioso rivenduto. Fino all’anno scorso, invece, in assenza di prova si scorporava il 25% dell’importo ricevuto e solo questa parte era tassata al 26%. Per fare un esempio, il privato che incassa 100 euro ora deve pagare 26 euro di imposte, mentre fino all’anno scorso versava solo 6,5 euro, cioè il 26% di 25 euro.

La storia cambia in presenza del certificato d’origine, perché l’aliquota del 26% si applica sulla sola plusvalenza e non sull’intera cifra. In questo caso è rimasta in vigore la vecchia normativa e il venditore continua a essere tassato solo sul profitto effettivo: quindi se ha acquistato il metallo prezioso a 60 euro e poi lo ha ceduto a 100 euro, l’aliquota del 26% si applica alla plusvalenza di 40 euro e l’imposta da versare è di 10,4 euro.

L’oro senza certificato d’origine

Ma avere un certificato non è così facile. Spesso è l’eccezione, non la regola. La norma si applica anche ai privati che decidano di vendere oro sotto forma di lingotti o monete, del quale difficilmente possiedono lo scontrino fiscale dell’acquisto. «Gran parte dell’oro nelle case delle famiglie italiane è datato, ereditato o comprato decenni prima: possedere una prova che attesti il prezzo d’acquisto del metallo è difficile», spiega Nunzio Ragno, presidente dell’Associazione Nazionale Tutela il Comparto Oro (A.N.T.I.C.O), che il 12 giugno terrà un convegno a Milano sulla nuova normativa antiriciclaggio e su altri aspetti normativi critici.

Molti di loro, d’ora in poi, soggiaceranno alle nuove regole più restrittive, che si traducono in maggiori tasse. «La differenza non è trascurabile: pagheranno il 20% in più. Questo potrebbe causare tentativi di evasione: certamente non è giustificabile, ma non è da escludere», chiarisce Ragno. «Senza contare che il governo ha introdotto una disuguaglianza nell’ordinamento perché altri beni di lusso come le auto d’epoca e i quadri non soggiacciono a tale tassazione».

Frena il mercato

Sono queste le motivazioni che hanno spinto il presidente di A.N.T.I.C.O a chiedere un confronto a Maurizio Leo: «Al viceministro dell’Economia proponiamo di dimezzare l’aliquota. Altrimenti si rischia di frenare ulteriormente il mercato e di conseguenza anche l’Erario registrerà una contrazione del gettito».

Il rallentamento sarebbe già in atto: l’associazione ha calcolato che da gennaio le cessioni di oro si sono ridotte del 60%. Il freno a mano tirato si spiegherebbe anche alla luce degli obblighi normativi introdotti negli anni precedenti dal decreto legislativo 90/2017. Il provvedimento ha esteso gli obblighi antiriciclaggio anche alle operazioni che hanno alla base oro da investimento e materiale d’oro a uso industriale. Un’ulteriore imbracatura normativa, aggiuntasi ai limiti che in passato hanno accompagnato la circolazione del contante.

L’oro punta 2.500 dollari l’oncia

Il periodo “no” degli operatori del settore fa da contraltare al momento eccezionale dell’oro sui mercati. Il metallo giallo continua a macinare record e ha più volte aggiornato i massimi storici, ora a 2.450 dollari l’oncia. Questo, nonostante l’impasse – soprattutto negli Usa – sul taglio ai tassi d’interesse, dato che il metallo prezioso si muove in modo inversamente proporzionale perché non offre rendimenti.

«L’andamento opposto ai tassi è saltato. Il rally degli ultimi mesi è legato anche ai crescenti acquisti delle banche centrali, soprattutto quella cinese, turca e indiana», commenta Ragno. «Insieme a questo ha influito il contesto geopolitico. L’oro è tornato a indossare i panni di bene rifugio anche perché gli Stati Uniti stanno perdendo la loro funzione di leadership e le guerre restano uno spauracchio. Di questo passo cadrà anche il muro dei 2.500 dollari l’oncia».

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