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CIRCOLARE APERTA N° 18/2020: “L’INCOGNITA TRA DIAMANTI ESTRATTI E DI “LABORATORIO” – Caratteristiche gemmologiche e tecniche a confronto con aspetti ecologici ed etici”

Milano, 20 Ottobre 2020

A tutti gli Operatori del settore aurifero e gemmologico

Si è appreso da diverse segnalazioni ricevute da Operatori del settore aurifero e gemmologico che alcune Aziende specializzate nella produzione e commercializzazione di pietre preziose, stanno conducendo campagne pubblicitarie volte alla promozione di pietre definite “Etiche ed Ecologiche”, frutto di una produzione da laboratorio che garantisce le stesse proprietà fisiche e visive dei diamanti estratti rispettando la natura e le persone. Sarebbe di facile deduzione che il riferimento specifico sia riconducibile ad un prodotto di natura Artificiale creato attraverso un processo produttivo tecnologico che rivendica l’impiego di quantitativi di acqua e di energia inferiori a quelli per la formazione di diamanti naturali. E’ il caso tipico dei DIAMANTI SINTETICI”.

Or dunque, i diamanti pubblicizzati, rivendicando benefici ambientali, etici ed economici, a discapito di quelli naturali, danno luogo a interrogativi che, giocoforza, necessitano di opportuni e puntuali chiarimenti; questo, in forza dell’insorgere di equivoci che potrebbero compromettere il corretto esercizio della compravendita di pietre preziose ivi incluse le loro forme pubblicitarie specifiche adottate.

In virtù di quanto sopra rappresentato, rispetto ai diamanti naturali, i c.d. “diamanti sintetici” assumono connotazioni tecniche ben distinte. Tale sostanziale differenziazione è riconducibile alle modalità attraverso cui i diamanti sintetici sono ottenuti e cioè attraverso processi HPHT o CVD, rispettivamente “High – Pressure – High – Temperature” (sintesi ad elevata pressione e temperatura) e “Chemical Vapor Deposition” (sintesi a deposizione chimica da vapore). Si tratta, quindi, di procedimenti strutturali di natura artificiale differenti dal naturale processo di formazione geologica nel sottosuolo dei diamanti estratti che dura migliaia di anni e che attribuisce agli stessi un valore intrinseco di gran lunga maggiore rispetto ai diamanti creati dall’uomo.

Quanto al concetto di eticità, invece, occorre precisare che in ambito gemmologico e aurifero, un diamante etico è riconducibile ad una pietra preziosa estratta nel pieno rispetto dei diritti umani, della dignità degli uomini e dell’ambiente. Definizione in base alla quale l’attribuzione del termine etico ad un diamante sintetico mancherebbe dei presupposti oggettivi e soggettivi; tanto, in quanto l’eticità si riferisce propriamente alle condizioni nelle quali operano le persone che si occupano dell’estrazione naturale dei diamanti e dei relativi impatti ambientali.

Proprio in riferimento a tale ultimo aspetto, e sulla base di ricerche e rilevazioni effettuate, è necessario, altresì, sottolineare che la produzione dei diamanti in laboratorio genera, talvolta, circa il 320% in più di anidride carbonica nell’atmosfera rispetto all’estrazione dei diamanti naturali; questo, non raffigurerebbe, oggettivamente, la condizione ideale di rispetto dell’ambiente, così tanto da non poter rivendicare il sano principio di “ecologicità”.

Inoltre, in tema di “economicità”, seppur i diamanti sintetici abbiano un prezzo decisamente inferiore rispetto a quelli estratti naturalmente  (circa il 30/40 % in meno), l’acquisto di una pietra realizzata artificialmente, non rappresenta oggettivamente un efficiente strumento di investimento; questo, è dimostrabile dall’evoluzione del progresso tecnologico e dalla produzione di massa dei diamanti artificiali, che avrà come naturale conseguenza un costante calo del prezzo tale da rendere l’acquisto delle pietre sintetiche una sconveniente forma di riserva di valore che resterebbe comunque garantita dai diamanti naturali.

Da tutto quanto sopra rappresentato, ne discende un ulteriore e rilevante aspetto connesso agli obblighi in tema di trasparenza pubblicitaria a cui, in linea generale, dovrebbero attenersi anche i soggetti che promuovono la vendita di diamanti sintetici nel seguire le linee guida contenute nel “Codice di Autodisciplina” (IAP), così come già delineate dalla FTC (Federal Trade Commission). Chi commercializza pietre prodotte in laboratorio, infatti, deve rilevare, in forma chiara, che tali prodotti non sono estratti naturalmente utilizzando termini appropriati come “creato in laboratorio” e/o “diamante sintetico”; al contempo, è necessario fornire tali informazioni in maniera visibile e in prossimità del punto in cui l’annuncio utilizza il termine “diamante”. In subordine, la comunicazione pubblicitaria che dichiari o evochi benefici di carattere ambientale o ecologico deve basarsi su dati veritieri, pertinenti e scientificamente verificabili.

A conclusione, premettendo che l’intento prioritario della scrivente Associazione è quello di fornire, a livello preliminare, una linea di condotta che consenta agli Operatori del comparto aurifero e gemmologico di adottare un corretto e razionale modus operandi in tema di commercializzazione e promozione di diamanti e pietre preziose in generale, si invitano gli operatori ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni sopra rappresentate onde evitare ripercussioni di varia natura sulla propria specifica operatività nonché attività di impresa.

                                                                                                              La Direzione Amministrativa

CIRCOLARE N° 18-2020 (621.2 KiB)

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