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PREZIOSA MAGAZINE: “CORONAVIRUS: I COMPRO ORO CHIEDONO DI RIAPRIRE” – Leggi l’intervista del dott. Nunzio Ragno

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Nunzio Ragno: “La nostra funzione è anche sociale e oggi ancora di più, perché tanta gente è in difficoltà, avendo perso il lavoro o essendo in cassa integrazione“.

Riaprire i compro oro per aiutare le famiglie in difficoltà. È il messaggio lanciato da Nunzio Ragno, presidente di Antico, l’associazione che
rappresenta queste attività, che in una nota ha sottolineato l’incongruenza tra lasciare operativi i banchi di pegni e la chiusura, appunto, dei compro oro. Una lotta iniziata praticamente con il primo provvedimento conseguente al Covid-19.

“Già all’inizio i compro oro erano stati chiusi venendo considerati attività al dettaglio, mentre sono assimilabili ai grossisti, visto che vendono alle aziende – sottolinea Ragno – L’avevamo fatto notare ed eravamo riusciti a tenere aperto ancora, seppure brevemente. Poi, al momento della chiusura indifferenziata, sono state lasciate aperte solo le banche e le attività finanziarie, ma non i compro oro, che lo sono, visto che ritirano metallo prezioso erogando denaro“. Un errore, secondo il presidente, soprattutto in un momento di difficoltà delle famiglie. “La nostra funzione è anche sociale – continua – e oggi ancora di più, perché tanta gente è in difficoltà, avendo perso il lavoro o essendo in cassa integrazione. La povertà aumenta, c’è chi minaccia di rubare nei supermercati e la nostra attività permette di evitare che, magari, finiscano nelle mani dell’usura. I banchi dei pegni non sono la stessa cosa, perché lo stesso oggetto viene valutato e pagato meno e chi lo porta deve affrontare spese bancarie, sobbarcarsi interessi per il ritiro e, se non può ripagarlo, alla fine lo perde comunque: chi ha bisogno viene strozzato”.

Sul piano della sicurezza sanitaria, inoltre, secondo Ragno i compro oro sono già attrezzati. “Fermo restando le precauzioni che tutti devono
adottare, come mascherine e guanti, i compro oro lavorano già con un cliente alla volta, dovendo garantire la riservatezza delle operazioni, e lo fanno attraverso una paratia di vetro o altro materiale, quindi tutte le condizioni sarebbero salvaguardate”. La lotta dell’associazione, insomma, continua. “Abbiamo già inviato diverse lettere al premier, al Mise e ai prefetti – conclude Ragno – e ci siamo mossi anche attraverso l’Oam, l’organismo degli agenti e mediatori finanziari, presieduto dall’ex ministro Antonio Catricalà. Speriamo di essere inseriti nel primo scaglione di attività autorizzate a riaprire. Anche per il Governo, darci ascolto significherebbe avere meno problemi”.

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