Milano, 30 dicembre 2025
Con il via libera della Camera dei Deputati avvenuto in data odierna, è stato approvato in via definitiva il testo della Legge di Bilancio 2026 all’interno del quale non hanno trovato accoglimento le proposte di rivalutazione sull’oro da investimento, il cui obiettivo centrale era quello di consentire ai possessori di oro fisico (da investimento) di allineare il relativo valore a quello attuale di mercato con il pagamento di una imposta sostitutiva agevolata (12,5% proposta dalla Lega e 13% proposta da Forza Italia); il tutto, al fine di rendere meno onerosa la tassazione delle plusvalenze realizzate mediante cessione di metalli preziosi.
Allo stato attuale, infatti, per le cessioni di oro da investimento effettuate in assenza della documentazione attestante il costo storico di acquisto, la disciplina in materia di tassazione delle plusvalenze contenuta nel TUIR prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva pari al 26% sull’intero corrispettivo di vendita.
Con l’introduzione del meccanismo di rivalutazione, dunque, il contribuente avrebbe versato un’imposta pari al 12,5% o 13% sul valore dell’oro rivalutato. Conseguentemente, in caso di futura cessione la tassazione ordinaria del 26% sarebbe stata applicata solo sull’eventuale plusvalenza ricavata dal differenziale tra il corrispettivo della cessione e il nuovo valore rivalutato.
È di tutta evidenza, quindi, che il meccanismo di rivalutazione in esame si configurava come una regolarizzazione volontaria che avrebbe generato notevoli benefici sia per l’Erario, sia per il mercato specifico e per i contribuenti.
Da un lato, infatti, si sarebbe ricavato un introito erariale stimato in circa 2 miliardi di euro derivante dal versamento dell’imposta sostitutiva da parte dei soggetti interessati; dall’altro, si sarebbe favorita l’emersione di ingenti quantitativi di metallo “dormiente” (stimato in migliaia di tonnellate nelle disponibilità delle famiglie italiane), incentivando la circolazione della liquidità e incrementando l’operatività degli Operatori Professionali in Oro, attualmente frenata dal timore dei clienti per il pesante prelievo fiscale del 26%.
Proprio in relazione a tale eccessiva pressione fiscale, l’Associazione ha fin da subito intrapreso una fitta azione di interlocuzione Istituzionale volta a sollecitare un abbattimento dell’aliquota ordinaria; in tal senso, la proposta di rivalutazione (che tuttavia non ha trovato il suo accoglimento definitivo) poteva rappresentare una forma di mitigazione del carico tributario.
In altri termini, il mancato inserimento della norma nel testo definitivo della Legge di Bilancio preclude la possibilità di beneficiare di una riduzione del carico fiscale che avrebbe certamente incentivato il disinvestimento di metallo detenuto nel lungo periodo, spesso frenato proprio dalla rigidità dell’attuale regime di tassazione. Tale provvedimento non avrebbe apportato benefici esclusivamente ai contribuenti privati in termini di ottimizzazione del risparmio, ma avrebbe agito come volano strategico per l’intero comparto degli Operatori Professionali in Oro.
La semplificazione e l’alleggerimento della pressione fiscale avrebbero, infatti, favorito una maggiore trasparenza e liquidità del mercato, stimolando un incremento dei volumi di transazione e garantendo una maggiore efficienza operativa per gli Operatori autorizzati, con ricadute positive sulla stabilità e sulla dinamicità dell’intero settore dei metalli preziosi nel panorama economico nazionale.
INFORMATIVA N° 24-2025 (477.3 KiB)
Antico Associazione Nazionale Tutela IL COMPARTO ORO
